Tradimento: 7 risposte a 7 domande

Il tradimento è certamente una delle esperienze più temute e dolorose all’interno della vita di coppia, nonché uno dei motivi più comuni di rottura della relazione e divorzio. Che siate stati vittime di tradimento oppure artefici, ecco 7 punti chiave che vi aiuteranno a fare maggior chiarezza su questo complesso fenomeno umano.

 1 – Quanto è frequente il tradimento? 

Numerose ricerche hanno tentato, nel tempo, di stimare la prevalenza del tradimento nella popolazione generale. Tuttavia, i risultati sono eterogenei e compresi in un range decisamente ampio che oscilla tra l’1,5% e il 60% (Smith, 1991; Gordon et al., 2004) a seconda del campione di riferimento e della domanda sperimentale. Un certo numero di studi (vedi ad esempio Atkins et al. 2001 o Wiederman 1997) indica come la percentuale di persone aventi una relazione stabile che dichiara esperienze extraconiugali si attesti mediamente attorno al 25%. Che l’infedeltà si concretizzi o meno, la fantasia di tradimento è un’esperienza molto comune: secondo i risultati di uno studio condotto da Hicks e Leitenberg (2001), alla quasi totalità degli uomini (98%) e a una fetta molto significativa di donne (80%) è capitato di fantasticare di avere rapporti con persone diverse dal loro partner.

 2 – Uomini e donne hanno diversi concetti di tradimento?

Quando si parla di tradimento, ognuno ha un suo personale modo di vedere le cose. Alcuni di noi si sentono traditi nel momento in cui vengono a sapere che il partner ha avuto un rapporto sessuale con qualcun altro, per altri la vera questione riguarda la vicinanza emotiva. Uno studio condotto da Kruger e collaboratori (2013) e pubblicato sulla rivista Evolutionary Psychology ha mostrato come uomini e donne abbiano tendenzialmente idee diverse in merito: mentre gli uomini darebbero particolare importanza al tradimento fisico, anche di una sola notte, le donne tenderebbero ad attribuire un’importanza fondamentale a comportamenti di vicinanza emotiva come tenersi per mano o scambiarsi messaggi a sfondo amoroso. Una definizione “completa” dell’infedeltà include dunque entrambe le sfaccettature (sessuale ed emotiva) e può essere ben rappresentata da quella offerta da Snyder e collaboratori (2007): “una violazione delle aspettative o degli standard di una relazione diventando emotivamente o fisicamente coinvolti con qualcun altro”.

 3 – C’è un tempo per il tradimento?

Una ricerca condotta da Alter e Hershfield (2014) e pubblicata sulla rivista Proceedings of the National Academy of Sciences ha mostrato come le persone abbiano molta più probabilità di essere infedeli alle soglie di un nuovo decennio di vita, ossia quando hanno un’età che termina con il numero 9 (29 anni, 39, 49, ecc.). Quando ci avviciniamo ad un nuovo decennio, infatti, tendiamo a farci più domande sul significato della nostra esistenza, arrivando più facilmente a mettere in discussione aspetti della nostra vita e, in alcuni casi, a fare cambiamenti importanti. Tra questi spiccano il coinvolgersi in relazioni extraconiugali, ma anche modificare stile di vita (ad esempio cominciare a praticare sistematicamente uno sport) e addirittura decidere di porre fine alla propria esistenza.

 4 – Chi ha tradito una volta lo rifarà? 

Il lupo perde il pelo ma non il vizio? Il vecchio cliché del “traditore seriale” è stato sottoposto a verifica empirica nel 2017 da Knopp e collaboratori, e l’esito sembra positivo. Seconda lo studio, pubblicato sulla rivista Archives of Sexual Behaviour, le persone che hanno tradito avrebbero una probabilità significativamente maggiore di tradire nella relazione successiva rispetto a persone che non hanno tradito. Per arrivare a questa conclusione, i ricercatori hanno seguito longitudinalmente 484 adulti attraverso due relazioni sentimentali. Coloro che hanno riferito di essere stati coinvolti in esperienze extraconiugali durante la prima relazione avevano una probabilità 3 volte maggiore di riferire lo stesso comportamento nella relazione successiva rispetto a coloro che non avevano avuto tali esperienze fedifraghe. Benché l’infedeltà precedente sia emersa come fattore di rischio per l’infedeltà nelle relazioni successive, è bene sottolineare che si tratta di un trend e non di un “destino”.

 5 – Quali sono le cause del tradimento?

Ma perché le persone tradiscono? Come per tutti i comportamenti umani complessi, anche nell’infedeltà sono coinvolti una moltitudine di fattori di diversa natura. Tra i fattori ambientali che sono stati associati all’infedeltà possiamo elencare fattori relativi alla coppia in sè, come una vita emotiva o sessuale insoddisfacente (Mark et al., 2011), fattori relativi al contesto, come l’esposizione ad ambienti che forniscono un’approvazione sociale (ad esempio, frequentare persone per cui tradire è “normale”, Buunk et al. 1995), e fattori interni alla persona come lo stile di attaccamento (Russell et al., 2013) o alcuni tratti di personalità (vedi dopo). Uno studio condotto da un team di ricercatori dell’università del Queensland (Zietsch et al., 2014) sostiene che una parte delle differenze tra individui per quanto riguarda l’infedeltà potrebbe essere riconducibile a fattori di stampo genetico (in particolare, il 62% negli uomini e il 40% nelle donne). Altri studi confermano l’importanza di fattori di stampo biologico, ad esempio una ricerca del 2010 svolto da Garcia e collaboratori su 181 volontari ha mostrato come coloro che avevano la variante lunga del gene del recettore della dopamina (DRD4) avevano una maggior probabilità di aver tradito il proprio partner rispetto a quelli che avevano la variante corta.

 6 – … e le cause della fedeltà?

I fattori che motivano le persone alla fedeltà sono il tema chiave dello studio di Apostolou e Panayiotou (2019) pubblicato sulla rivista Personality and Individual Differences. Nella top 3 delle motivazioni per cui le persone scelgono di non tradire sono risultati essere al primo posto la soddisfazione per la propria relazione, al secondo posto il senso di colpa personale e al terzo posto la paura delle conseguenze per se stessi (dallo stigma sociale alla necessita di ricostruirsi una vita da zero). I ricercatori hanno anche cercato di identificare quali tratti di personalità fossero maggiormente associati all’attitudine a tradire o a rimanere fedeli e, per capirlo, hanno somministrato ai soggetti del campione il test di personalità Big Five. Più una persona otteneva punteggi alti in una scala del test denominata “apertura all’esperienza” (che misura la predisposizione a ricercare stimoli esterni al proprio contesto ordinario), maggiore era la sua propensione a tradire. Al contrario, più alto era il punteggio in un’altra scala denominata “coscienziosità” (che raggruppa tratti come precisione, affidabilità, accuratezza, perseveranza), minore era la sua propensione al tradimento.

 7 – Riparare a un tradimento è possibile?

Per quanto l’esperienza del tradimento sia molto dolorosa e in diversi casi traumatica, non sancisce necessariamente la fine di una relazione. La ricerca dimostra che, se molto relazioni soccombono all’infedeltà, altre vi sopravvivono e diventano addirittura più salde di prima (Heintzelman et al., 2014; Abrahamson et al. 2012). Affinché ciò si realizzi sono necessari alcuni ingredienti, come l’esperienza del perdono, la cura del legame di attaccamento ferito, l’impegno, il tempo e, talvolta, un lavoro psicologico. Esther Perel, psicoterapeuta di coppia belga di fama internazionale, è d’accordo. Ecco cosa dichiara nel suo TED talk “Ripensare l’infedeltà”: “Il dolore del tradimento è profondo. Ma può essere curato. Alcuni tradimenti sono le campane a morto per relazioni che stanno già avvizzendo. Ma altre ci daranno la scossa per nuove possibilità.

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