Prendere la malattia ma non essere malati: quali rischi?

Che succede se si produce un certificato medico falso che attesta un malanno inesistente? Quali sono i rischi del prendere la malattia ma non essere malati? A chiarirlo è stata una sentenza della Cassazione penale. Sì, penale. Infatti chi attesta di essere malato quando invece non lo è, non solo commette un illecito civile sanzionabile con il licenziamento in tronco, ma anche un reato.

Si tratta di un rischio tutt’altro che raro visto che ormai sono numerosi gli investigatori che svolgono servizi di pedinamento per conto delle aziende.

È vero: c’è sempre il medico fiscale che ora può venire anche due volte al giorno; ma l’Inps non ha sempre la possibilità di effettuare tutti i controlli nell’arco della stessa giornata. Senza contare che, terminate le fasce orarie di reperibilità, il malato immaginario potrebbe ben uscire di casa senza essere visto. Ed è peraltro proprio di sera che si scoprono gli scheletri nell’armadio, quando ad esempio il “malato” si incontra con gli amici, va a giocare a calcetto o svolge un altro lavoro notturno.

Finta malattia e licenziamento

Basta anche un solo certificato di malattia falso per far scattare il licenziamento. Peraltro non si tratta di un licenziamento qualsiasi ma di quello “in tronco”, ossia per giusta causa. In altri termini l’espulsione ha effetto immediato anche senza il preavviso. Un preavviso in realtà c’è, seppure non si tratta del periodo previsto dal contratto collettivo. Infatti, prima di intimare il licenziamento, l’azienda deve inviare una lettera raccomandata al dipendente in cui lo avvisa dell’inizio del procedimento disciplinare nei suoi riguardi e gli dà 5 giorni per presentare note e/o chiedere di essere ascoltato personalmente (eventualmente accompagnato da un sindacalista). Solo all’esito di questa procedura interna si può inviare la comunicazione di licenziamento. Il dipendente è quindi consapevole del provvedimento che si sta per adottare nei suoi riguardi anche se, una volta ricevuto al proprio indirizzo, questo è immediatamente efficace e il rapporto di lavoro si intende già risolto. Con la conseguenza che dal giorno successivo il lavoratore non dovrà presentarsi al lavoro e non potrà maturare gli ulteriori stipendi.

Anche un singolo episodio relativo a una falsa malattia fa scattare il licenziamento. E questo perché si tratta, a detta della giurisprudenza, di un fatto sufficientemente grave per giustificare la perdita di ogni fiducia nei confronti del dipendente e sulla sua affidabilità e correttezza.

Finta malattia e denuncia

Ma la finta malattia è anche un reato, peraltro procedibile d’ufficio. Il datore di lavoro può denunciare il dipendente bugiardo per truffa. Con il suo comportamento, infatti, il dipendente mira ad ottenere indebitamente l’indennità di malattia, erogata dall’Istituto nazionale di previdenza sociale.

La vittima del reato non è quindi il datore di lavoro ma lo Stato. E ciò perché, durante la malattia, è quest’ultimo – tramite l’Inps – a pagare lo stipendio al lavoratore impossibilitato a prestare la propria attività. Dichiarare una malattia inesistente equivale a percepire il denaro pubblico a cui non si ha diritto.

Proprio sulla scorta di ciò la Cassazione ha confermato la sanzione nei confronti di un lavoratore pari a 9 mesi di reclusione e 150 euro di multa. A inchiodarlo il fatto che abbia certificato all’azienda il proprio stato di malattia, percependo l’indennità erogata dall’Inps, e contemporaneamente abbia lavorato per un’altra società.

Evidenti, secondo i Giudici, non solo «gli artifici e i raggiri» messi in pratica, ma anche «l’errore» in cui è stato fatto cadere l’Inps locale circa «l’effettivo ammontare della somma dovuta a titolo di indennità di malattia». In sostanza, il lavoratore si è procurato «un ingiusto profitto, corrispondente alla somma indebitamente percepita».

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