Permessi 104: il dipendente può essere pedinato

Permessi 104: il dipendente può essere pedinato. Non è prassi poco diffusa l’utilizzo contra legem dei permessi retribuiti riconosciuti ai lavoratori dipendenti ai sensi della L.104/1992.

Per accertare e tenere a bada gli eventuali abusi perpetrati dai lavoratori assenti per assistere il congiunto disabile è consentito al datore di lavoro effettuare controlli anche a mezzo di agenzie o investigatori privati.

Se dalle indagini emerge la fondatezza dell’abuso, ossia che il lavoratore sta utilizzando il permesso per attività diverse da quelle consentite (l’assistenza al parente disabile), le prove raccolte possono essere utilizzate a fondamento del licenziamento per giusta causa.

La giurisprudenza si è più volte trovata a pronunciarsi sulla liceità o meno di una simile pratica (quella di “assoldare” un detective), stante quanto previsto dallo Statuto dei Lavoratori sul divieto di “spiare i dipendenti”.
Sul punto la Corte di Cassazione ha costantemente ribadito che non viola lo Statuto dei lavoratori il datore di lavoro che si serve di un investigatore per accertare l’abuso dei permessi ex legge 104/92, considerando dunque legittimo il controllo finalizzato ad accertare l’uso improprio dei permessi, suscettibile di rilevanza anche penale.

Nella recente sentenza n. 9749/2016, la sezione lavoro ha dato continuità all’insegnamento che ha considerato legittimo il controllo finalizzato all’accertamento dell’utilizzo improprio dei permessi ex. L.n. 104 del 1992, art. 33, suscettibile di rilevanza anche penale, essendo stato effettuato al di fuori dell’orario di lavoro ed in fase di sospensione dell’obbligazione principale di rendere la prestazione lavorativa.

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