Mobbing coniugale: cos’è e come difendersi.

Una triste statistica evidenzia quando sia comune, tra le coppie separate e divorziate, la propensione a denigrare, ad offendere l’altro, anche davanti ai figli. È evidente che si tratta di un comportamento non solo sbagliato dal punto di vista personale, ma punibile anche penalmente.

Le condotte vessatorie che si verificano nell’ambito familiare hanno spesso come obiettivo quello di avere l’esclusiva gestione dei figli e delle decisioni in generale, senza dare all’altro la possibilità di esprimersi.
In chi è vittima di mobbing coniugale è praticamente sempre presente un livello di stress molto alto, con conseguenti danni alla salute di grande rilevanza.

Possiamo fare un distinguo tra due tipologie di mobbing familiare:

  • il mobbing coniugale, che è indirizzato al coniuge, per sminuire il suo ruolo all’interno del contesto familiare,
  • il mobbing genitoriale, il più frequente nei casi di separazione e divorzio, per estromettere il coniuge dalle decisioni relative ai figli.

Per parlare di mobbing coniugale devono presentarsi le seguenti condizioni:

  • le condotte vessatorie devono essere reiterate nel tempo;
  • tali condotte causano conseguenze fisiche e psicologiche importanti, in una relazione di causa ed effetto;
  • evidenza della volontà dell’atto persecutorio.

Se denoti quindi frequenti provocazioni a te rivolte, se vieni denigrato anche pubblicamente, insultato, attaccato, umiliato, sei vittima di mobbing coniugale. L’intervento di una agenzia investigativa autorizzata sarà per te importante nella raccolta di prove che documentino questa tua condizione, aiutandoti a richiedere, eventualmente, la separazione con addebito.

Il coniuge-mobber potrebbe infatti dimostrarsi la causa della fine del matrimonio, e potresti essere anche risarcito dei danni subiti.

Se ti trovi in una situazione di questo tipo, contattaci.
Siamo al tuo fianco nella ricerca della verità.

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Fonte: laleggepertutti.it

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