Licenziamento per malattia?

Il ricorso sistematico e strategico a permessi per malattia è la causa principale dell’assenteismo aziendale, da cui derivano numerose problematiche non solo in relazione all’individuo assente, ma anche rispetto a tutto il personale dell’azienda, con danni che si ripercuotono sull’intero ambiente lavorativo.

Le aziende rischiano danni significativi se il problema non viene affrontato e risolto subito: dai maggiori costi per la sostituzione dei dipendenti a quelli dovuti alla riduzione della produttività, l’assenteismo produce un impatto negativo rilevante anche dal punto di vista economico.

Quando è possibile licenziare un dipendente per malattia?

Due sono i principali motivi di licenziamento:

  1. Il lavoratore può assentarsi per un periodo massimo di tempo, periodo di comporto, la cui durata è stabilita dalla legge, dai contratti collettivi nazionali del settore o dallo specifico contratto di lavoro (art. 2110 c.c.). Qualora il lavoratore non tornasse a lavoro dopo il decorso del comporto, il datore di lavoro può procedere al licenziamento per malattia, escluso il caso in cui la malattia sia stata cagionata da un infortunio sul lavoro.
  2. Licenziamento per giusta causa.
    Il datore di lavoro può licenziare legittimamente il dipendente che si trovi in malattia solamente se la sua assenza comporti un grave pregiudizio per l’organizzazione dell’azienda.

    Per esempio se l’azienda ha pochissimi dipendenti e l’assenza protratta di uno di loro comporti un grave danno alla produzione aziendale. In tale caso, quest’ultimo può legittimamente procedere al licenziamento per malattia per porre rimedio al pregiudizio.

    Il datore di lavoro potrà inoltre procedere al licenziamento legittimo per giusta causa, se riesce a dimostrare che siamo in presenza di una finta malattia.

    La simulazione della malattia o finta malattia determina un inadempimento del lavoratore talmente grave da non consentire, anche in via provvisoria, la prosecuzione del rapporto di lavoro. (art. 2119 c.c.).

Cosa dice la legge

L’azienda può dimostrare l’illecito comportamento del dipendente, anche attraverso un’ investigazione privata finalizzata all’acquisizione di prove della simulazione malattia.

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8373 del 4 aprile 2018, ha ribadito la legittimità del ricorso all’agenzia investigativa da parte del datore di lavoro, al fine di accertare la sussistenza di una causa che giustifichi il mancato svolgimento dell’attività lavorativa da parte dei dipendenti.



Già con la sentenza n. 4984 del 2014, emanata dalla Sezione Lavoro, la Suprema Corte aveva statuito per il datore di lavoro la liceità dell’utilizzo di un’agenzia investigativa a tutela del patrimonio aziendale, per verificare se il dipendente, usufruendo dei permessi concessi dalla legge 104/1992 o per malattia, ne stia beneficiando correttamente, come disciplinato dal diritto, o se stia commettendo un illecito a danno del datore di lavoro.

Di notevole importanza anche la successiva sentenza n. 36954 del 2016, con la quale la Corte dei Conti ha riconosciuto che risulta legittimo ingaggiare un’agenzia investigativa per verificare i comportamenti illeciti di un dipendente anche nel settore pubblico.

Le agenzie investigative rappresentano una delle migliori soluzioni a disposizione delle aziende per prevenire e ridurre il fenomeno dell’assenteismo, attraverso la raccolta degli elementi probatori necessari a far valere un diritto in sede giudiziaria, al fine di avviare un eventuale procedimento di licenziamento per giusta causa.

L’implementazione di un sistema di controllo periodico efficace, affidato ai professionisti del settore delle investigazioni, rappresenta una prima forma di prevenzione rispetto al fenomeno in esame, in particolare rispetto a ripetute malattie di breve durata e spesso concentrate in determinati periodi.

Laddove ci fossero i motivi per sospettare della malattia del lavoratore quindi il datore di lavoro ha la possibilità di utilizzare strumenti investigativi legalmente autorizzati, utili a dimostrare la violazione dei principi di correttezza, diligenza e buona fede, legittimanti l’applicazione di sanzioni disciplinari, compreso il licenziamento.

Un report investigativo completo, contenete tutte le informazioni necessarie a dimostrare tale violazione, eventualmente supportato dalla testimonianza in sede giudiziaria del personale investigativo, è fondamentale per sostenere l’eventuale simulazione della malattia di un dipendente, fornendo quei necessari elementi di prova giuridicamente rilevanti.

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