Investigazioni private sui dipendenti. Quand’è violazione della privacy?

Controlli di detective legittimi solo se avvengo in un luogo pubblico come la strada e sono finalizzati alla verifica di fatti estranei alla prestazione lavorativa.

Dalla Cassazione arrivano le linee guida in materia di investigazioni private sui dipendenti. Con una ordinanza di pochi giorni fa, la Corte stabilisce quali sono le regole che il datore di lavoro è tenuto a rispettare per non incappare nella violazione della privacy.

In materia di lavoro dipendente costituisce caposaldo del nostro ordinamento il divieto di effettuare controlli a distanza sull’attività del lavoratore. A stabilirlo è l’articolo 4 dello Statuto dei lavoratori. Come si pone, in quest’ottica, il pedinamento eseguito da un detective privato contattato dall’azienda affinché verifichi cosa fa il dipendente durante l’orario di lavoro e al di fuori di esso?

La Cassazione ha dichiarato legittimi i controlli delegati dall’azienda all’agenzia investigativa, ma solo se effettuati in luoghi pubblici e per fatti estranei alla prestazione lavorativa. Cerchiamo di capire meglio cosa significa.

Lo Statuto dei lavoratori vieta l’utilizzo di impianti audiovisivi e di altri strumenti che possano comportare il controllo a distanza dell’attività lavorativa. Se però questi servono per la sicurezza del lavoro (per prevenire il rischio di rapinatori) e la tutela del patrimonio aziendale (per evitare il taccheggio), tali controlli possono essere effettuati solo previo accordo con le rappresentanze sindacali o, in mancanza, con l’Ispettorato del lavoro.

I controlli non possono essere finalizzati alla verifica della prestazione lavorativa dei dipendenti, ma a contrastare illeciti (di terzi o degli stessi dipendenti) ai danni dell’azienda o dei clienti oppure a prevenire altri eventi pericolosi.

Se è vero, dunque, che il datore di lavoro non può mai controllare il dipendente mentre sta lavorando e ha il divieto categorico di verificare se esegue correttamente le mansioni assegnategli, è anche vero però che può farlo alla fine dell’orario di servizio. In tal caso, infatti, il pedinamento non si risolve in un controllo sulla prestazione lavorativa e sull’efficienza dello stesso, ma su comportamenti esterni che potrebbero ugualmente danneggiare l’azienda. Si pensi al dipendente in malattia che, in realtà, sta benissimo; o a quello che usa i permessi della legge 104 per fare una gita; o ancora a quello che ha un secondo lavoro in concorrenza con quello del datore.

Dunque, i controlli dell’agenzia investigativa sono legittimi e non violano la privacy del dipendente solo se:

  • effettuati in luoghi pubblici, ossia né in azienda né all’interno della dimora del lavoratore (ove sussiste il divieto di interferenze nella vita privata);
  • riguardano fatti estranei alla prestazione lavorativa: pertanto è vietato il pedinamento del dipendente in missione se eseguito per verificare come si comporta con i clienti e i fornitori; è lecito invece se eseguito al fine di accertare se questi sta davvero svolgendo i compiti che gli sono stati impartiti dal datore di lavoro.

L’investigatore privato non viola la privacy dei dipendenti se si apposta all’uscita dell’azienda per controllare chi va via prima dell’orario di chiusura e dove si reca. Il pedinamento del lavoratore che non rispetta i propri turni e abbandona il posto di lavoro anzitempo è lecito.

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