Infedeltà: quali sono le prove valide per dimostrarla?

In un divorzio giudiziale, per dimostrare l’infedeltà del coniuge è necessario presentare prove legali, come quelle raccolte dagli investigatori autorizzati. Sulla liceità delle prove del tradimento si è espressa in una recente sentenza la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, consultabile cliccando qui.

Le agenzie investigative sono autorizzate ai sensi dell’articolo 134 del T.U.L.P.S. alla raccolta di prove utili alla tutela dei propri diritti. Nei casi di separazione e divorzio per infedeltà solitamente il coniuge tradito chiede l’intervento degli investigatori privati per dimostrare la sussistenza della relazione extraconiugale del coniuge e per chiedere che gli sia addebitata la separazione, se la causa principale della crisi matrimoniale è proprio l’infedeltà.

Gli investigatori su muovono su più fronti, con attività di pedinamento e monitoraggio del coniuge fedifrago, con attività di web intelligence OSINT e SOCMINT per raccogliere prove dell’infedeltà anche dal web (come pubblicazioni sui social network) e con attività di pedinamento elettronico, per tracciare tutti gli spostamenti dell’autovettura del coniuge.

Al termine delle attività viene consegnato al cliente il dossier investigativo che ha valore probatorio.

Gli investigatori che hanno condotto le indagini potranno testimoniare nell’eventuale contenzioso per confermare le prove raccolte nel dossier.

Quando invece la raccolta delle prove viene effettuata autonomamente dal coniuge tradito bisogna fare molta attenzione. La prima cosa che spesso il coniuge fa è spiare il telefono cellulare del traditore. Ebbene, questo comportamento integra una lesione della privacy passibile di querela.

Secondo la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, infatti, la privacy va rispettata anche tra i coniugi, e la lesione di tale diritto costituisce un reato a tutti gli effetti. Al coniuge è anche negata la possibilità di controllare le chat e le mail dell’altro: la corrispondenza resta sempre riservata, come sancito anche dalla Costituzione nell’art. 15.

Il Giudice non potrà quindi tenere conto di eventuali screenshot, video o foto relativi al contenuto del cellulare del partner se questo è stato oggetto di controllo senza il consenso del titolare.

Se anche il coniuge dovesse strappare dalle mani il telefono dell’altro per controllarlo, commetterebbe il reato di rapina, come confermato dalla sentenza n. 26982 della Cassazione, e potrebbe essere querelato.

Stesso discorso vale per chi spia gli account social network o i siti ai quali il coniuge è iscritto: pur conoscendo le credenziali di accesso, il coniuge non è autorizzato ad accedervi.

È bene, quindi, rivolgersi sempre a dei professionisti, autorizzati ad effettuare questo tipo di indagini.

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Fonte: laleggepertutti.it

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