In permesso Legge 104 ma in giro a comprare gelati: incastrato dagli investigatori privati

Un dipendente di Almaviva è stato allontanato dall’azienda per aver abusato dei permessi Legge 104/1992, come emerso dal dossier redatto dall’investigatore privato incaricato dall’azienda.

Il dipendente ha presentato ricorso, ma il giudice del Lavoro ha ritenuto legittimo il provvedimento, affermando che “il licenziamento è fondato su una giusta causa e proporzionato alle condotte addebitate al lavoratore” e lo ha condannato al pagamento delle spese di lite, che ammontavano a 1500€.

Invece di accudire il cognato disabile e gravemente malato, per il quale erano stati richiesti i giorni di permesso previsti dalla Legge 104/1992, il lavoratore era andato in giro per motivi strettamente personali, non riconducibili all’assistenza del disabile.

Dalle indagini investigative del detective è emerso che il lavoratore, nei giorni di permesso, era uscito dalla sua abitazione solo per effettuare delle spese, per poi rientrare, senza neanche incontrare il cognato disabile.

In particolare, durante una delle giornate in cui si svolgeva l’indagine, il dipendente aveva revocato il permesso già concesso dall’azienda per assistere il disabile, comunicando di essere malato. Ma durante la giornata era invece uscito, senza mostrare alcun atteggiamento riconducibile ad uno stato di malattia, per andare a comprare dei gelati, prima in un supermercato e poi in una gelateria, rientrando infine nella sua abitazione.

Il dipendente si è difeso affermando che le attività da egli intraprese fossero state a favore del disabile, per aiutarlo nelle sue incombenze, ma le sue argomentazioni che non hanno convinto il tribunale.

Secondo i giudici, “le condotte sopra descritte configurano un evidente abuso dei permessi previsti dalla legge 104” e “appare chiaro come la fruizione del permesso da parte del lavoratore ed il correlativo sacrificio da parte del datore di lavoro che rinuncia a parte della prestazione lavorativa e della collettività che tramite l’Inps ne copre i costi, possa ritenersi legittima solo se finalizzata a perseguire detto fine. Nel caso di specie tale finalità risulta essere stata ripetutamente disattesa dal ricorrente che, uscito dal luogo di lavoro per fruire dei suddetti permessi, anziché recarsi a casa del cognato disabile (pur avendo potuto), ha svolto attività solo minimamente riconducibili alle sue esigenze assistenziali“.

Ed in riferimento al giorno di malattia, il giudice ritiene che “sebbene il lavoratore sia uscito fuori dalle fasce orarie utili per la visita fiscale, le commissioni svolte non possono certo ritenersi di primaria importanza: l’acquisto di gelato, prima al supermercato e poi in gelateria, non sono certo ascrivibili a beni di prima necessità che giustificherebbero l’allontanamento dalla residenza. Tale circostanza, certamente da sola inidonea a provare la natura simulata della malattia, mette comunque in dubbio la buona fede e correttezza della condotta del lavoratore e, unitamente ai fatti sopra descritti, costituisce una grave lesione del rapporto fiduciario tra lavoratore e datore di lavoro“.

Infine, nella sentenza viene riportato che il dipendente “ha agito con piena coscienza e volontà, fruendo dei permessi non per assistere il cognato bensì per espletare altre attività o anche solo riposare” e che, per tutti questi motivi, il licenziamento in tronco da parte di Almaviva sarebbe del tutto legittimo.

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