Finta separazione. È legale?

Conviene separarsi o restare sposati? Le regole fiscali per le coppie unite in matrimonio e per i single.

È difficile da accettare per chi fa tanti sacrifici per sposarsi, per pagare il ricevimento, il viaggio di nozze e l’arredo della casa, ma a disfare tutto ci si mette un attimo. E a volte la causa non è solo un forte litigio, l’indifferenza o un tradimento. Ci si separa sempre più spesso per ragioni che non hanno nulla a che vedere con la normale vita di coppia. Sono le separazioni simulate che, nel nostro Paese, hanno visto un forte incremento negli ultimi anni. Le ragioni sono spesso ancorate alla necessità di dividere i patrimoni, in modo da evitare che fisco e creditori possano pignorare gli immobili di uno dei due coniugi, quello appunto più indebitato (che, proprio in forza della separazione, cede i propri beni all’ex); oppure all’esigenza di risultare con un Isee più basso, in modo da percepire – indebitamente – pensioni e benefici socio-assistenziali cui altrimenti non si avrebbe accesso.

Sotto il versante impositivo, ci si chiede spesso se con la separazione si pagano meno tasse. In altri termini è possibile risparmiare qualcosa sul conto da versare allo Stato? Facciamo il punto della situazione.

È legale separarsi per finta?

Chi si separa perché non va più d’accordo, pensa solo a riconquistare libertà e serenità. L’aspetto fiscale, in quel momento di disagio, passa in secondo piano.

A farsi i calcoli nel portafogli è invece la famiglia che non riesce a stare dietro alle scadenze con l’Agenzia delle Entrate o il Comune e si chiede, appunto, se con la separazione si pagano meno tasse. In quel caso si ricorre a una separazione consensuale fittizia. Prima ancora di comprendere se una scelta di tale tipo possa essere o meno conveniente, interroghiamoci piuttosto se è legale.

Non che sia vietato separarsi senza una ragione effettiva. Al giudice basta prendere atto della volontà dei coniugi di non voler più stare insieme per pronunciare la separazione e convalidare eventuali accordi dagli stessi già siglati. Quindi, al di là delle motivazioni che spingono marito e moglie a dirsi addio, la scelta è sempre accolta dall’ordinamento.

Se però è ben possibile che una coppia che ancora si ama possa separarsi, non è accettabile che tale comportamento possa essere rivolto a frodare le ragioni dei terzi. Terzi che, come detto, possono essere i creditori, il fisco, l’Inps, il Comune o qualsiasi altra pubblica amministratore a cui si chiedono delle agevolazioni in forza del proprio stato di falso single. Ed allora, a questi è sempre concessa una tutela: possono cioè rivolgersi al giudice per far dichiarare lo scopo simulatorio della separazione. A tal fine però si dovranno fornire prove sufficienti come, ad esempio, il fatto che la coppia – nonostante il cambio di residenza – continua a vivere insieme, ha relazioni e non ha cambiato vita. Il tutto magari grazie proprio a un investigatore privato che, appostato sotto casa, controlla i movimenti dei coniugi. Lo fanno ad esempio le banche quando vogliono agire con l’azione revocatoria (entro 5 anni) per far dichiarare inefficace, nei loro confronti, l’atto di separazione e, con esso, il trasferimento della proprietà dell’immobile di famiglia in capo al coniuge “non-debitore”.

In ultima analisi c’è anche la possibilità dell’esercizio dell’azione penale. Non dimentichiamo infatti che riscuotere benefici non dovuti – si pensi a una pensione sociale o al reddito di cittadinanza – costituisce reato di frode allo Stato o all’Inps, il che chiaramente comporta conseguenze ancora più gravi.

Contattaci.
Numero verde: 800689849
Mail: comunicazione@aldotarricone.com

Condividi

Dì la tua

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi