Finisce il lockdown e riparte il pericoloso business delle scommesse

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha inserito ormai da tempo il disturbo da azzardo patologico (Dap) tra le malattie che creano dipendenza come droghe e alcool. I dati forniti sulla Dap dall’Osservatorio Nazionale delineano un quadro estremamente preoccupante: nell’ultimo anno si è verificato una vera e propria epidemia, che coinvolge circa 1.500.000 cittadini (così detti gamblers) ed altri circa 3.700.000 giocatori problematici, ossia giocatori abituali che scommettono spesso e in grandi quantità, e quindi prossimi a diventare gamblers.

Non è semplice trovare strutture adeguate alla cura dei giocatori, né arginare i problemi economici che ne conseguono e che coinvolgono non solo il giocatore, ma tutta la sua famiglia, il suo lavoro, i suoi amici, portando spesso verso un indebitamento senza limiti, e che in alcuni casi ha portato al suicidio.

Nel 2019 i dati relativi al gioco d’azzardo mostrano un incremento delle giocate, fino alla cifra record di 110,5 miliardi di euro, più del 3,5 % rispetto all’anno precedente (fonte Avviso Pubblico).

E i dati continuano a crescere, nonostante siano entrati in vigore il divieto di pubblicità e l’utilizzo della tessera sanitaria per molti giochi.

Durante la chiusura per lockdown degli oltre 250mila punti vendita dell’azzardo si sono verificati due effetti positivi: il crollo della spesa dell’attività d’azzardo e la remissione, almeno temporanea, talvolta definitiva, dei disturbi del comportamento correlati e dei problemi da esso indotti sia nei casi di gamblers che in quelli di giocatori problematici.

Ma con la riapertura di tutti i punti vendita di azzardo, a partire dal 15 giugno, i problemi sono ricominciati, in alcuni casi in maniera più grave, considerando la precaria situazione economica in cui ci troviamo, per cui molti provano ad affidare alla fortuna, al gioco, il loro futuro, perdendo nella maggior parte dei casi.

Oltretutto dopo il lockdown, il divieto di pubblicità è stato violato e per le strade, su internet, negli stadi, la pubblicità che riporta al gioco d’azzardo è ricomparsa.

(fonte dati: l’Avvenire)

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