Boom di assenteisti: cosa sta succedendo?

Nei giorni festivi, in particolare tra il 27 dicembre ed il 3 gennaio, molte aziende hanno registrato un picco di assenze per malattia tra il personale dipendente. Ad esempio, tra i lavoratori di Atac, la società che gestisce il trasporto pubblico a Roma, sono raddoppiati i numeri dei contagiati dal Covid proprio in quella settimana.

Sicuramente l’aumento dei contagi riguarda tutta la nazione e ciò si riflette anche nelle aziende, ma ugualmente molte società, compresa Atac, sospettando di qualche dipendente furbetto, hanno deciso di affidarsi agli investigatori privati, per verificare la condotta dei dipendenti in malattia e costatarne la compatibilità con lo stato di salute dichiaro.

La malattia fraudolenta comporta una serie di danni diretti e indiretti ad un’azienda (diminuzione dei profitti, malcontento tra i collaboratori e danni al patrimonio aziendale) oltre a configurare un illecito civile sanzionabile con il licenziamento in tronco per giusta causa ed un reato di truffa ai danni dello Stato.

È la forma di assenteismo più diffusa. Secondo alcune recenti statistiche, solo nel 34% dei casi i dipendenti si assentano per reali problemi legati alla loro integrità psicofisica. Spesso il dipendente utilizza i permessi per malattia per risolvere invece dei problemi familiari, nel 22% dei casi, o per stress nel 13% dei casi.

Se queste motivazioni possono risultare quantomeno comprensibili, vi è però una altissima percentuale di dipendenti che abusa dei permessi per malattia per soddisfare meri bisogni personali (nel 18% dei casi) e per la cosiddetta entitlement mentality (13% dei casi), ossia per l’errata convinzione che un tot di giorni di malattia siano da considerare un diritto del lavoratore, e non un reale bisogno.

L’abuso dei permessi per malattia, oggi, è ancora più diffuso perché molti dipendenti No Green Pass, ad esempio, hanno adottato questa “soluzione” per ovviare all’obbligo di presentare la certificazione al lavoro.

Gli investigatori privati possono intervenire con delle attività di pedinamento e di monitoraggio del dipendente assenteista, non per controllare gli aspetti sanitari preclusi dall’articolo 5 dello Statuto dei lavoratori, ma le condotte extra-lavorative che dimostrino l’insussistenza della malattia o dello stato di incapacità lavorativa, o che possono causare il ritardo della guarigione e del rientro al lavoro.

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informazioni@aldotarricone.com

 

Fonte: repubblica.it

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