Avvocato sospeso per insulti ad una collega: la sentenza del CNF

Miserabile, deficiente, cretina“, questi solo alcuni degli insulti che un avvocato ha rivolto ad una collega, il 22 Settembre 2010, vicino alla stanza di un giudice. La donna aveva quindi presentato esposto al Consiglio di appartenenza, con allegata la denuncia effettuata presso la Procura.
L’avvocato accusato ha cercato di giustificarsi tirando in ballo che sue condizioni di salute all’epoca dei fatti, ed il comportamento scorretto della collega. Viene avviata quindi l’istruttoria nei confronti dell’avvocato ed il CNF, con sentenza n. 71/2020 (clicca qui) conferma la sanzione avviata nei confronti dell’avvocato: la sospensione di tre mesi.
La responsabilità dell’avvocato è stata confermata dallo stesso accusato e dati testimoni escussi.

Con il suo comportamento l’avvocato ha violato:

  • i doveri di dignità, probità, decoro e lealtà, come da art. 9 del CDF;
  • l’obbligo di assumere un comportamento corretto e leale con i colleghi, come da art. 19 del CDF;
  • il divieto di utilizzare espressioni sconvenienti e offensive verso i colleghi, come da art. 52 del CDF.

L’avvocato ha presentato ricordo, ma il CNF, con la sentenza n. 74/2020, lo ha rigettato.
Nell’esercitare la sua attività di difesa, infatti, l’avvocato può usare un tono fermo, o acceso, ma ciò non deve sfociare in insulti o nella violazione dei diritti dell’altro. L’avvocato, nel caso specifico, ha usato frasi volgari in maniera reiterata verso la collega, oltretutto in luogo pubblico ed in presenza di altre persone, violando non solo le regole deontologiche, ma anche i precetti penali che regolano la civile convivenza.

Se gli insulti sul posto di lavoro sono reiterati, come nei casi di mobbing, e si ha quindi la necessità di dimostrarli, per poter procedere legalmente, è importante l’intervento di una agenzia investigativa, poiché il dossier dettagliato prodotto può essere utilizzato in sede processuale.

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Fonte: studiocataldi.it

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