Assegno di divorzio ad assegnatario di casa popolare: nuova sentenza

Il Tribunale di Firenze, con Sentenza n. 2104/20 del 2 ottobre 2020, dà una risposta ad un’importante quesito: l’assegno divorzile deve continuare ad essere versato a chi ha ottenuto l’assegnazione di una casa popolare, dal momento che l’assegnatario si libera, in qualche modo, dei costi di affitto che sosteneva in precedenza? Nel caso preso in esame, la donna a cui veniva versato l’assegno percepiva anche una pensione di invalidità, quindi l’assegno non costituiva unica fonte di sostentamento.

Analizziamo meglio la questione. Innanzitutto ricordiamo che la legge prevede il diritto all’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge quando quest’ultimo non è in possesso di mezzi di sostentamento adeguati e sia impossibilitato al procurarseli in maniera autonoma, ad esempio lavorando. L’importo dell’assegno viene deciso dal giudice in base alle condizioni economiche dei due coniugi e dei loro redditi, tenendo conto dell’apporto da loro dato nella gestione economica della famiglia durante il matrimonio.

È necessario sempre assicurarsi della reale condizione reddituale dell’ex coniuge ritenuto più debole, con le opportune verifiche per mezzo di agenzia investigativa, per determinare il reale patrimonio e verificare che non stia lavorando in nero, ad esempio, percependo uno stipendio, sebbene non dichiarato.

Nel caso preso in esame dalla sentenza del Tribunale di Firenze, l’ex marito, impiegato di banca, versava l’assegno di divorzio alla moglie, ex infermiera con figli a carico, con una pensione di invalidità di circa 650 euro mensili.

La donna aveva chiesto l’assegno divorzile, dello stesso importo percepito durante la separazione, ossia di 450 euro mensili, ed un ulteriore contributo per la figlia 28enne a suo carico, disabile e con pensione di invalidità, ma il tribunale ha rigettato la sua richiesta, per due motivi fondamentali:

  • La donna aveva ottenuto l’assegnazione di una casa popolare, e secondo il tribunale ciò le permetteva di sostenersi grazie alla pensione di invalidità, poiché veniva così abbattuto il costo dell’affitto;
  • La donna aveva ottenuto una valutazione negativa della sua condotta processuale e sostanziale, poiché quando si è separata era proprietaria di una somma ingente di denaro, di circa 700mila euro, senza mai documentare, nel corso del giudizio, l’utilizzo che ne ha fatto, considerando che sarebbe potuta servire al suo sostentamento, in affiancamento alla pensione percepita.

Il Tribunale le ha dunque riconosciuto solo l’assegno per il mantenimento della figlia, nella misura di 350 euro mensili.

Non conta quindi il tenore di vita del quale si godeva durante il matrimonio, perché il divorzio porta alla rielaborazione della situazione economica, e l’assegno viene percepito solo se è indispensabile per il sostentamento dell’ex impossibilitato a procurarselo per ragioni oggettive.

 

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Fonte: laleggepertutti.it

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