Spiare una persona è lecito?

Sì, spiare una persona è lecito, purché non si generi preoccupazione e non si invadano i luoghi di privata dimora. Vediamo come.

Nel comune sentire, lo spionaggio è considerato un’attività riprovevole, oltre che illegale, perché lede la privacy altrui. Eppure non è così: si può spiare una persona, ma a determinate condizioni, ossia senza commettere reato e senza rischiare sanzioni. Infatti ormai lo spionaggio non esiste più solo a livello internazionale, tra agenti segreti e 007, ma anche nei rapporti di lavoro e nelle relazioni coniugali. Esistono vere e proprie agenzie che svolgono attività investigative utili in diverse occasioni, come ad esempio nel caso di un dipendente che si dichiara malato ed invece è uscito di casa per divertirsi, o della moglie che dice di andare al lavoro ma in realtà tradisce il marito con l’amante, ed ancora del collaboratore dell’azienda che rivela i segreti industriali ai concorrenti.
Senza contare le numerose attività svolte nei confronti di chi ha debiti e si cui il creditore intende conoscere le consistente patrimoniali per procedere al pignoramento.

Si può spiare una persona in diversi modi: non solo con il classico pedinamento, ma anche attraverso attività informatiche di ricerca dei dati. Lo sanno bene le società di due intelligence che raccolgono dati sui precedenti giudiziari dei cittadini e li vendono a chi ha necessità di conoscere il passato di un imprenditore, un futuro collaboratore, di un’azienda partner.
Tutto questo è legale? Che fine fanno il diritto alla riservatezza e all’oblio? Il Garante della Privacy ha emanato un codice deontologico per le società di spionaggio.

Cerchiamo quindi di capire quando spiare una persona è legale e quando, invece, è vietato dalla legge.

In Italia non esiste il reato di pedinamento. Mettersi alle calcagna di qualcuno o assoldare un investigatore privato per tale scopo non è contro la legge. Si può spiare una persona e anche pedinarla di nascosto. Ma a due condizioni:

  • che non si crei, nel soggetto spiato, una condizione di ansia e paura per la propria sicurezza. In tal caso si sconfina nel reato di molestia o, nei casi più gravi e ripetuti nel tempo, nello stalking. La sanzione per chi, in luogo pubblico o aperto al pubblico, reca disturbo alle persone, è dell’arresto fino a 6 mesi o l’ammenda fino a 516 euro. Secondo la Cassazione, si può spiare una persona e pedinarla, in un luogo pubblico, su una strada, per auto o in un parco, perché non esistono norme che lo vietino o che tutelino la privacy contro tali invadenze, ma sempre e solo a condizione di non essere visti o, comunque, di non far sentire minacciata o importunata la persona pedinata;
  • che il pedinamento o l’attività di spionaggio non avvenga nella dimora del soggetto spiato o nei luoghi ad essa adiacenti come il giardino, il garage, il parcheggio condominiale, ecc. Spiare una persona all’interno del domicilio è sempre illecito, in qualsiasi forma ciò si estrinsechi.

Per esempio, il pedinamento di un fotografo nei confronti di un personaggio famoso non è reato, ma lo diventa quando questo comportamento diventa ossessivo, inopportuno e lesivo della riservatezza. Il marito geloso può spiare la moglie solo per vedere dove va o con chi si incontra, se fatto con discrezione e senza creare disagio o timore. È altrettanto lecito spiare la compagna per avere informazioni su di lei e sulla sua fedeltà. Si sconfina nel penale, invece, se la vittima si sente in pericolo o importunata.

Altrettanto dicasi nei rapporti di lavoro: il datore può spiare il dipendente con l’investigatore privato. Ciò non lede la dignità o la riservatezza del lavoratore, né viola lo Statuto dei lavoratori che vieta i controlli a distanza solo all’interno del posto di lavoro, ma non anche fuori da esso. Per cui è ben possibile mettere l’investigatore privato alle calcagna del dipendente per vedere se, nei giorni di assenza presi per un particolare permesso (ad esempio, i permessi per assistere il familiare invalido) svolge altre attività o se il certificato medico presentato all’Inps è falso.

Chi si accorge solo dopo molto tempo di essere stato pedinato non può sporgere querela se, in quell’istante, il pedinatore desiste dalla propria attività. Infatti, finché tale comportamento non è stato scoperto non può aver destato timori, mentre nel momento in cui tale timore sorge, il pedinamento non è più sussistente e, quindi, lesivo. Ciò che conta è, infatti, che al momento del pedinamento sorga un turbamento per la vittima.

Per essere punito penalmente, il pedinamento inopportuno non deve necessariamente essere abituale: spiare una persona incutendole timore o ansia può essere reato anche se si è trattato di un singolo episodio molesto, purché l’azione sia pressante, ripetitiva, indiscreta, impertinente e quindi idonea a interferire sgradevolmente nella sfera della quiete e della libertà delle persone.

Se è lecito registrare una conversazione all’insaputa dell’altra persona, non lo è più se si lascia il registratore e si va altrove. Il presupposto per considerare lecita la registrazione è che colui che registra partecipi alla conversazione e non sia, invece, altrove.

Non si può pertanto spiare una persona lasciando un registratore acceso in auto, in casa, sul lavoro o in qualsiasi altro posto.

Si può spiare una persona anche dall’email di questa, senza perciò intervenire sul proprio telefonino o sul computer e, quindi, senza lederne la privacy. Allo stesso modo è lecito spiare una persona assumendo informazioni da altri soggetti testimoni del suo passaggio o spostamenti; l’illecito scatta nel momento in cui si diffondono, ad estranei, dati personali del soggetto pedinato (ad esempio, il dipendente di una società investigativa che renda noto, ai vicini di casa, che sta indagando per un presunto tradimento o per ricercare la residenza di una persona sommersa dai debiti).

Bisogna sempre rivolgersi ad agenzie investigative con comprovata esperienza e professionalità, come la Aldo Tarricone Investigazioni.

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