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Cos’è il Revenge Porn?

Cosa succede quando le tue foto intime vengono messe online senza il tuo consenso?

La rete, ormai si sa, nasconde una serie di comportamenti non solo illegali ma estremamente pericolosi: le fake news, il cyberbullismo, il commercio illecito e tutto il mondo sommerso del dark web, insondabile per chi non è esperto nel settore.

Tra questi comportamenti, il Revenge Porn è tra i più gravi e recidivi. Si tratta della diffusione non autorizzata di immagini o filmati intimi che ritraggono atti sessuali, spesso di soggetti filmati o fotografati a loro insaputa.

La diffusione delle immagini molto spesso è effettuata da ex fidanzati, da amici e persino da familiari, sui social più conosciuti, su siti specifici, sui servizi di messaggistica come Whatsapp etc.

In questi giorni se ne parla molto, dopo il suicidio della povera Michela Deriu, ma in Italia siamo purtroppo “abituati” a casi di questo tipo, basta pensare al clamoroso caso di Tiziana Cantone, o delle 63 studentesse modenesi che si scambiavano materiale erotico che poi è stato intercettato e diffuso da un compagno di scuola.

Si entra così in un sistema inarrestabile, e le immagini e i video circolano con una velocità spaventosa da un telefono, da un computer, all’altro, e non c’è niente che si possa fare per fermare questo terribile meccanismo. Non solo il sistema di sicurezza tecnologica per contrastare questo problema non è sufficientemente adeguato, ma anche dal punto di vista legislativo mancano ancora degli approfondimenti su queste tematiche.

Eppure, il fenomeno della diffusione di materiale privato ed intimo è ormai all’ordine del giorno. Esistono centinaia di gruppi ristretti su Facebook o su Whatsapp che alimentano tutto questo.

Il termine Revenge Porn però non è esatto, perché si tende così a considerare tutto il materiale, in maniera grossolana, come pornografico.

Più adatto invece è l’acronimo NCII, che sta per “non-consensual intimate imagery”, ossia “immagini intime non consensuali”, recentemente adottato da piattaforme come Facebook per la tutela della privacy dei suoi iscritti.

Le vittime di queste violenze magari sono consenzienti nell’atto di essere riprese o fotografate, ma non nella divulgazione.

Secondo il codice penale (articoli 610 e 615 bis) il voyeur può incorrere in due reati: la “violenza privata” e la “interferenza illecita nella vita privata”.

Se le immagini non sono rubate in casa o in un luogo di proprietà, ma sono prese dal web o da luoghi diversi, come bagni pubblici, palestre, camerini etc, la vittima può fare ben poco. I reati di questo tipo in Italia non sono puniti direttamente.

Chi diffonde foto sensibili sul web verrà processato a seconda dei casi per diffamazione, violazione della privacy, stalking, tentativo di estorsione, trattamento illecito dei dati. Il reato è disciplinato meglio in paesi come Germania, Regno Unito, Australia, Israele e in 34 Stati degli USA.

In ogni caso, esistono apposite sezioni dedicate all’investigazione di questo tipo di violazione della privacy e per quanto la legislazione in materia sia ancora carente, è fondamentale denunciare.

ANTI-RICATTI E MOLESTIE
IL FALSO “PRINCIPE”

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